Da Firenze a New York, passando attraverso l’unità d’Italia, la nobiltà fiorentina dell’Ottocento, un conte dalla vita avventurosa, la Golden age of cocktails americana, i ranch del Wyoming, i club dei lussuosi hotel ed i casinò, le corse dei cavalli all’ippodromo, gli amori clandestini e quelli travolgenti, il fruscio della seta, i ventagli e i corsetti. La storia del Negroni racchiude in sé tutto questo e anche molto di più.
E’ al Caffe’ Casoni, in pieno centro a Firenze, che il tanto affascinante quanto colto Conte Camillo Negroni, vestito di tutto punto e all’ultima moda, passava spesso e volentieri, dopo essere rientrato dagli Stati Uniti, per un cocktail.
Camillo, per dimenticare l’amore verso una giovane nobildonna modenese, aveva deciso di andare oltreoceano, prima nel Wyoming e poi nella grande mela, dove la cultura dei cocktail era in piena fioritura.
Dopo aver perso la testa per una ragazza del New Jersey, il conte decide di tornare a Firenze e ricomincia a frequentare i locali più esclusivi, come appunto il Casoni.
In Italia, nel frattempo, le 18 erano diventate l’ora del Vermouth, soprattutto quello di Torino, servito nei bicchieri “campanelle”, fresco, liscio o con una spruzzata di seltz; qualche anno dopo viene aggiunto alla ricetta anche un po’ di bitter, dando vita all’americano, buono, ma un po’ troppo leggero per i gusti di Camillo che fa sostituire il seltz con il gin e la scorza di limone con la scorza di arancia, dando così vita al Negroni.